interiors

La tranquillità e l’armonia di una ricca famiglia vanno in pezzi quando il padre annuncia di volersi separare dalla moglie. La donna cade in depressione e le tre figlie, tutte distanti per vari motivi, cercano invano di sostenerla.

Dopo sette opere contraddistinte da una fortissima componente comica, l’ottavo film scritto e diretto da Woody Allen è anche il suo primo puramente e orgogliosamente drammatico. Un anno dopo il grande successo di “Io e Annie”, la prima spiazzante svolta della carriera di Allan Stewart Königsberg avviene sulle orme del suo grande ispiratore Ingmar Bergman, cui sono presenti riferimenti espliciti nella recitazione, nelle luci, nei dialoghi, persino nella posizione degli attori sulla scena. Questo non fa comunque di “Interiors” un film-caricatura, tutt’altro: senza più gli argini della gag slapstick o della battuta sferzante, il pessimismo e la personalità di Allen straripano senza freno e più di una volta si è colti dal dubbio che si tratti soprattutto di un dolore di maniera, se non proprio di un’imitazione sia pure coltissima; ma tutta la seconda parte, feroce ma compostissima, crudele ma colma di pietas e dignità innanzitutto verso i suoi personaggi, senza mai cedere una volta alla tentazione del colpo basso, spazza via ogni sospetto. Certo non è un film facile, né consolatorio: sostiene a bassa voce che ogni dimostrazione di sentimento ha legato a sé anche un inevitabile effetto negativo, ma suggerisce anche che la repressione delle emozioni conduce invariabilmente all’infelicità. E’ un’opera spigolosa in cui i colpevoli non sono solo uomini, ma anche la natura matrigna, se non proprio cattiva: il mare e il silenzio, per la prima volta presenti in un film di Allen dopo anni di ambientazioni metropolitane, di allegro trambusto e di musica jazz, sono indissolubilmente legati al tragico finale e li accompagna – per come sono guardati, per come sono fotografati, per come sono vissuti dai protagonisti – il gusto amaro della lontananza e dell’ostilità. Attori magnifici; spiccano Geraldine Page e Maureen Stapleton, entrambe candidate all’Oscar.

Voto: 7,5