Tag Archive: Jean-Louis Trintignant


AMOUR-locandina

Georges e Anne, coppia di borghesi ottuagenari, si amano e vivono in armonia. Ma un’operazione andata male peggiora la salute della donna, fino a ridurla in fin di vita.

Il 12° film di Michael Haneke – maestro e ideologo della glaciazione formale, emozionale e sentimentale – è una provocazione a partire dal titolo, dacché prima d’ora il suo unico racconto d’amore era quello deviato, perverso e disperato della Pianista Isabelle Huppert. E’ una provocazione mettere per tutto il tempo al centro della scena due anziani, seppur interpreti sopraffini come Emmanuelle Riva e Jean-Louis Trintignant, e mostrarne senza filtri la quotidianità, i piccoli dolori, la consapevolezza di essere agli sgoccioli. Con queste premesse, è una provocazione fare un film molto fisico, di gesti e azioni più che di parole, con cadute, pianti, sputi, persino uno schiaffo (scena violentissima).
Ma “Amour” è anche una provocazione diversa, meno perfida e isterica di quelle che infliggeva allo spettatore nel prodigioso “Funny Games” o al tarlo che insinuava nel precedente “Il nastro bianco”. Considerato che per Haneke il male è innato e insopprimibile e siamo tutti destinati a soccombergli, per la prima volta in un suo film il protagonista non si arrende (o addirittura non cade nella sua seduzione), ma cerca di affrontarlo, di combatterlo con una dignità e una lucidità che non si erano mai apprezzate nei precedenti lavori del regista austriaco. Haneke scende dal piedistallo e si mette in pari con i suoi personaggi, verso i quali – finalmente! – c’è amore, e non solamente vivisezione. Film naturalmente molto triste, carico di pena e sofferenza, in cui però, diversamente che in passato, l’uomo acquisisce rispetto e dignità – con un gesto che probabilmente saprete già, ma che è opportuno non svelare in una recensione. La regia è come sempre rigorosa e precisissima e si esprime soprattutto attraverso piani-sequenza ampi, lenti e rilassati; nessuna colonna sonora. Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012 e sorprendentemente atteso al ruolo di protagonista ai prossimi Oscar, dove ha ottenuto nomination prestigiose: film, regia, sceneggiatura, attrice protagonista (Emmanuelle Riva; la meritava anche Trintignant).

Voto: 7,5

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donnadomenica

Torino: l’architetto Garrone, uomo dalla moralità discutibile, viene trovato ucciso in casa sua, ferito a morte alla testa con un grosso fallo di pietra. Il commissario Santamaria indaga: l’assassino? Il movente?
Dall’omonimo romanzo di successo (1972) di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, un giallo brillante di ritmo sostenuto, scrittura briosa (di Age e Scarpelli) e qualche indulgenza letteraria di troppo. La trasposizione all’opera è piuttosto fedele e questo forse giustifica una tendenza decisamente marcata all’accumulo e all’eccesso di fatti, idee e suggestioni, quasi che, a tralasciare qualche passaggio o situazione, si facesse un torto al testo originale. Il cast è moderatamente ispirato e alla fine della fiera il migliore è il solito Mastroianni, magistrale come sempre nell’equilibrismo tra farsa e tragedia. L’artigiano Comencini dirige il traffico e, forte di un’adeguata copertura commerciale, si prende qualche libertà di linguaggio e messa in scena, anche se non riesce completamente a tradurre in immagini il brulicante microcosmo della buona borghesia torinese, ritratta in un contorno insolitamente caldo ed estivo. Ci si affida perciò a uno stuolo di caratteristi infallibili, tra cui spicca – in una delle sue rare apparizioni al cinema – Lina Volonghi nel caustico e indimenticabile ruolo della vedova Tabusso. Piccola parte per Antonino Faà di Bruno (il padre di Massimo), che lo stesso anno si consegnò all’immortalità cinematografica (e non solo) interpretando il Duca-Conte Semenzara nel “Secondo Tragico Fantozzi” di Luciano Salce.

Voto: 7-

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