Costretto al divorzo dalla moglie per non aver consumato il matrimonio, un immigrato polacco in Francia fa ritorno in patria chiuso nella sua valigia, grazie a un compatriota conosciuto per caso alla fermata di un metrò.
Secondo capitolo della trilogia “Tre Colori” di Krzysztof Kieslowski. Il bianco è il colore dell’uguaglianza: tra popoli, tra Est e Ovest (si mischiano comunismo e capitalismo nella Polonia dei primi anni ’90), tra ceti sociali. Come si confà a un Kieslowski l’assunto generale rimane tuttavia sotto traccia, concedendo invece la ribalta ad una storia d’amore bella e crudele, solcata dal fiume della passione che sfocia nella vendetta. Tecnicamente meno ardito del Film Blu, gli è superiore per facilità comunicativa e ne condivide una straordinaria performance del protagonista (lì Juliette Binoche, qui Zbigniew Zamachowski); i temi della felicità impossibile e del ricordo struggente, già presenti nel primo episodio, sono qui declinati in chiave più fisica e grottesca. Un finale che strazia.

Voto: 7,5 

Trivia
(Cammeo di Juliette Binoche, protagonista del Film Blu, nel ruolo di una donna che cerca di entrare nell’aula di tribunale ma viene respinta)
 


 

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